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KIKINDA (Vojvodina)Viaggio in Italia: tre città riscoperte della Sicilia orientale

ore 19.00:“LA CITTA’ PERDUTA DI LEONTINOI” (Italia, Sicilia)regia di Lorenzo Danieledurata: 38’; colore; lingua: italiano con sottotitoli in serbo“La città di Leontini con tutti i suoi declivi è rivolta a settentrione. Vi è nel mezzo di essa una valle piana nella quale si trovano le sedi dei magistrati, dei giudici e l’agorà. Da un lato e dall’altro della valle vi sono delle alture scoscese… Sotto uno degli scoscendimenti, quello verso occidente, scorre un fiume chiamato Lisso.” (Polibio VII, 6). Leontinoi, che oggi porta il nome di Lentini, in provincia di Siracusa, fu  fondata nel 729 a.C. da coloni calcidesi provenienti da Naxos, nel territorio che Omero immaginò abitato dai Lestrigoni, creature mitologiche che praticavano il cannibalismo. La città ebbe una storia travagliata, nel corso della quale fu ripetutamente assoggettata dai tiranni di Siracusa fino alla definitiva perdita dell’indipendenza nel 214 a.C., quando Marco Claudio Marcello la conquistò e Leontinoi dovette subire la dominazione romana.L’antica colonia calcidese, distrutta una prima volta dai Saraceni nel IX secolo d.C. scomparve del tutto dopo il rovinoso terremoto del 1693.Lo storico greco Polibio descrive una città adagiata in una valle, fra due colline. Sul lato occidentale di questa valle scorreva il fiume Lisso, lungo il cui corso si trovava un quartiere residenziale. Inoltre, su ogni lato della valle sorgeva un’acropoli,posta fra scoscese alture. Nulla o quasi resta della Leontinoi di Polibio se non alcuni lebeti in bronzo, finemente lavorati, ritrovati durante gli scavi compiuti nel 1899. Le successive ricerche archeologiche hanno riportato alla luce l’antica cinta muraria della città ed una necropoli.

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ore 20.00:“LA CITTA’ RITROVATA DI OCCHIOLA’” (Italia, Sicilia)regia di Lorenzo Danieledurata: 40’; colore; lingua: italiano con sottotitoli in serboGennaio 1693. Uno dei più violenti sismi della storia sconvolge la Sicilia sud-orientale. Nella Val di Noto la terra si squarcia e inghiotte persone, case, interi paesi. Tra questi anche Occhiolà, borgo contadino dell’entroterra catanese, alle pendici dei Monti Erei, che si suppone fosse un insediamento siculo ellenizzato, secondo la testimonianza dello storico Diodoro Siculo, che parla della città di Echtelia, occupata dall’esercito siracusano nel 309 a.C.  Tre secoli dopo, la ricerca archeologica ha messo in luce i resti di quel luogo, scoprendo tra le macerie e i detriti le tracce di una vita interrotta. Nel 1993, a trecento anni esatti dal terremoto che devastò la Valle di Noto,l’area interessata dagli scavi è diventata il Parco Archeologico di Occhiolà, che si affianca al Museo di Granmichele e al Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa, dove sono custoditi i numerosi reperti raccolti dagli archeologiTra questi reperti, un piccolo presepe modellato a mano, testimone dell’ultimo palpito di vita del villaggio. Chi ha plasmato quelle statuette? Chi le ha possedute? Un viaggio a ritroso nel tempo, ambientato in una vivace Occhiolà, tra case, vie tortuose e chiese sovrastate da un poderoso castello medievale. Una storia le cui origini si perdono in un passato lontano, in cui i Greci e le popolazioni locali assumono la fisionomia del mito agli occhi di un “carusu” e del vecchio ceramista suo maestro, che gli racconta di statue fatte con il fango, bellissime e sorridenti, di morti “mmucciati”, nascosti cioè dentro le “giarre”, di gloriosi antenati.


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ore 21.00: “LA RINASCITA DI NEAS / NOTOCollana Audiovisiva “MySiracusa” (Italia, Sicilia, 2011)regia di Gianluca Agatidurata: 36’; colore; lingua: italiano con sottotitoli in serbo Il documentario di Gianluca Agati presenta un luogo di straordinario valore archeologico e di sorprendente bellezza: la città di Noto e la vicina area archeologica di Noto Antica. Noto, capitale del barocco siciliano, ha un tessuto urbano particolare, con strade intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate. Infatti, dopo il rovinoso terremoto del 1693 la città fu ricostruita e arricchita di palazzi e chiese in stile barocco. Fu una ricostruzione unitaria che produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici. Nell’intera città gli elementi barocchi sono collegati tra di loro realizzando la “perfetta città barocca” Noto Antica, l’antico abitato distrutto dal terremoto del 1693, fu dapprima insediamento greco, quindi municipium romano, poi capovalle della dominazione araba nella Valle di Noto ed infine uno dei principali centri culturali, militari ed economici della Sicilia sud-orientale durante la dominazione aragonese. La città, circondata da imponenti mura, molte delle quali ancora in piedi, e da profonde vallate, non fu mai presa con la forza e soltanto il violento terremoto del 1693 riuscì a distruggerla. Del suo antichissimo passato Noto Antica conserva alcune necropoli sicule del IX e VIII secolo a.C., resti di edifici pubblici,strutture di epoca ellenica, la Grotta del Carciofo con una catacomba ebraica. Di epoca spagnola sono, invece, la Grotta delle Cento Bocche, le antiche concerie e i mulini della Valle del Carosello, i resti della cinta muraria e del Castello Reale.Nel 2002 il centro storico di Noto è stato inserito nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO

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