Nell’ambito del Festival Belgrade Photo Month Book 2026, l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado presenta la mostra Ctonio di Alessandra Calò, curata da Simone Azzoni, che comprende fotografie tratte dall’omonimo libro edito da StudioFaganel. La mostra, organizzata in collaborazione con il Festival Grenze Arsenali Fotografici, sarà inaugurata giovedì 23 aprile alle ore 19.00 presso l’Istituto e rimarrà visitabile fino al 22 maggio 2026, dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00 e il venerdì dalle 10.00 alle 15.00.
Venerdì 24 aprile dalle 10.00 alle 13.00 l’Istituto ospiterà una sessione di Portfolio Review cui prenderà parte anche Alessandra Calò.
La storia è il risultato di ore di cammino, osservazione e ascolto di tutti gli elementi vivi che compongono l’isola: la terra, la pietra, la gente. In questo preciso ordine ho cercato di costruire una serie di avvenimenti che hanno caratterizzato e reso unico questo luogo. Sono partita dalla terra che gli uomini scavavano per portare alla luce la pietra. Sono arrivata alla terra, che oggi è custodita nelle cavità che danno luogo ai giardini ipogei. In questo luogo, passato e presente reale si mescolano con fatti, leggende, possibili verità e mitologie lontane: a restituirci queste parole, fondamentale è il contributo letterario di Marilena Renda, invitata a prendere parte al progetto con la stesura di testi inediti. La fotografia e la parola traducono e rafforzano il significato della cavità, inteso come spazio generativo. (Alessandra Calò)
Parola e immagine da sempre sono in dialogo reciprocamente generativo. L’immagine evoca l’assenza, la parola la rende viva e sostenibile. Il Novecento ne ha fatto un dramma. Conflitto creativo su ciò che si forma, si sedimenta e diventa artefice o materia di un immaginario. L’allestimento all’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado sollecita il rapporto tra testo iconografico e testo narrativo sul terreno del mito, lì dove “alto” e “basso” si contendono il regno del racconto e della memoria. Un racconto senza incipit, senza sviluppo e senza conclusione s’addipana linearmente sulle pareti della stanza, senza soluzione di continuità. Lo spettatore è su un’isola vuota. Perché ogni “c’era una volta” possa ricominciare nel punto di vista dello spettatore frontale che si specchia nella circolarità del proprio archetipo, celeste o marittimo, terrestre o divino che sia. Qui i testi emergono dall’immagine come voce di una sibilla dalla cavità sprofondata nell’indicibile. La cultura della sintassi distilla il caos selvaggio della natura. Nello scomposto giardino segreto, la voce della ratio raccoglie le spoglie di antiche metamorfosi rigenerative. Una feroce camera oscura, magma e deposito di fossili iconografici ritrovati che solo la mano, l’artigianalità piegata alle ragioni del processo artistico, rendono visibili come fantasmi: prima dell’immersione definitiva nell’archivio popolare. (Simone Azzoni)
Alessandra Calò è un’artista che crea immagini, situazioni e fotografie per approfondire temi legati alla memoria, all’identità e al rapporto tra uomo e natura. La sua ricerca artistica si basa sulla reinterpretazione di materiali d’archivio, con la quale non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre nuove visioni del reale. Nei suoi lavori convivono ricerca intima e contaminazione che – attraverso varie collaborazioni – portano alla realizzazione di installazioni site-specific. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni private e museali, sono esposte in fiere, mostre e festival internazionali.
Per ulteriori informazioni:
http://www.belgradephotomonth.org/
https://www.studiofaganel.com/artista/calo/
https://www.studiofaganel.com/edizioni-studiofaganel/ctonio/