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Mostra fotografica “Like we could almost live forever” di Carlotta Guerra

Carlotta Vert Italian

S’inaugura giovedì 24 settembre 2026 alle ore 18.00 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado la mostra fotografica “Like we could almost live forever” di Carlotta Guerra, ispirata dall’omonimo libro edito da Verlag Kettler e curata da David Pujadó. La mostra sarà visitabile fino al 15 ottobre 2026, dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00 e il venerdì dalle 10.00 alle 15.00.

“Like we could almost live forever” racconta dieci anni della mia vita attraverso la fotografia e la scrittura. Il lavoro unisce più di 100 fotografie scattate nell’arco di sei anni e frammenti e annotazioni scritte a mano presi da dieci anni di diari. È un lavoro che parla di memoria, senso di appartenenza e identità, dei sentimenti e delle riflessioni che arrivano con il passare del tempo e i cambiamenti. “Like we could almost live forever” cerca i fili che collegano passato e presente e quei modi silenziosi in cui le esperienze cambiano il modo in cui vediamo noi stessi e quello che ci circonda. Il progetto riflette anche la mia vita tra due continenti, dall’Emilia-Romagna alla California del Sud, e in qualche modo si interroga su alcune convenzioni e sui modi in cui definiamo noi stessi e il nostro posto nel mondo. Al centro del lavoro ci sono l’amore, la paura e il desiderio fisso e costante di fermare e trattenere qualche cosa dal flusso, pezzi di vita, momenti quotidiani o no, misteriosi, alle volte persino buffi, segni inconfutabili della nostra presenza e allo stesso tempo di qualche cosa di più grande di noi.Like we could almost live forever” è anche la mia prima monografia di fotografie e scritti pubblicata a maggio del 2025 da Verlag Kettler (Germania) con il design e la progettazione creativa di Hannah Feldmeier e con la collaborazione di Alexa Becker. (Carlotta Guerra)

La vita è fatta di piccoli momenti. Momenti che possono sembrare semplici, forse persino insignificanti per chi li osserva dall’esterno. Momenti che, per noi, possono tuttavia assumere un significato enorme. Momenti che forse nessun altro ricorderà, pur essendo stati parte di una storia condivisa. Piccoli frammenti di vita che restano impressi nella memoria molto tempo dopo che tutto il resto è cambiato. Sono proprio questi momenti, questi ricordi, questi piccoli fotogrammi di un’esistenza a comporre il meraviglioso collage di Carlotta Guerra, “Like we could almost live forever”. Fin dal primo istante in cui ho tenuto il libro tra le mani e ho iniziato a sfogliarlo, ho provato una sensazione difficile da spiegare: il bisogno di curare questo progetto. Non è stata una decisione intellettuale, né è nata da una riflessione su tendenze o dibattiti contemporanei. È stato, soprattutto, un senso di riconoscimento. Guerra parte da fotografie che spesso appaiono semplici, spontanee, vere e proprie “istantanee”. Immagini che potrebbero sembrare piccole osservazioni della vita quotidiana. Ma è proprio nel modo in cui le accosta, le collega e permette loro di dialogare che accade qualcosa di straordinario. Ogni fotografia acquisisce un nuovo significato quando viene posta accanto alla successiva, e poi a quella seguente, fino a trasformarsi in una partitura perfetta. Una partitura costruita anche con le parole. Accanto alle immagini compaiono frammenti tratti dai suoi diari personali. Non spiegano le fotografie, né fungono da didascalie. Sono ricordi che si intrecciano alle immagini: pensieri, appunti e momenti annotati in un altro tempo. Immagine e parola creano così due percorsi paralleli che a volte si incontrano e altre volte restano separati. Insieme, formano un archivio intimo, frammentato e profondamente personale. In questo senso, “Like we could almost live forever” è un’opera autobiografica sulla memoria. Un progetto che racconta l’abbandono delle sicurezze dell’infanzia e l’apprendimento a convivere con il cambiamento, la distanza e l’inevitabile scorrere del tempo. Parla di identità, appartenenza, amore, paura, crescita, perdita e separazione. Ma soprattutto, parla del nostro rapporto con ciò che sappiamo di non poter preservare. Forse la forza di questo progetto risiede nella sua capacità di trasformare un’esperienza profondamente personale in qualcosa che, all’improvviso, riconosciamo come nostro. Perché tutti abbiamo i nostri piccoli momenti. Tutti conserviamo immagini che nessun altro ricorda. Tutti abbiamo vissuto qualcosa che, per un breve istante, ci ha fatto sentire come se potessimo quasi vivere per sempre. (David Pujadó)

Nata in Italia, Carlotta Guerra vive e lavora a Los Angeles, California. Dopo la laurea in arte contemporanea e cinema all’Università di Bologna, lavora come assistente curatore e curatrice di eventi per musei d’arte contemporanea e spazi culturali in Italia e all’estero. Nel 2013 si trasferisce ad Amsterdam, dove si dedica a tempo pieno alla fotografia. Il suo lavoro si concentra sull’ambiente familiare, la memoria, l’eredità emotiva e su come, in questa relazione, l’identità si trasforma nel corso della vita e dei cambiamenti. È attratta dalle storie invisibili custodite negli spazi domestici e dal filo che, a volte, connette il passato al presente. Nel 2019, insieme alla poetessa Elsbeth Pancrazi, autopubblica Take What You Need, un libro nato da un anno di corrispondenza settimanale di poesia e fotografia. Il suo lavoro è stato presentato in mostre e festival tra cui The Magic of Light (ArtSpace114, Los Angeles, 2026), 99CENT (The Hole, Los Angeles, 2026), Mining In The Age Of (AMPHI Gallery, Los Angeles, 2025), il progetto itinerante Note di sguardi (Cervia / Bologna / Berlino, 2022), Helsinki Photo Festival (2021), Rotterdam Photo Festival (2020) e SIFESTOFF (Savignano, Italia, 2019). La sua prima monografia di fotografie e scritti, Like we could almost live forever, è stata pubblicata da Verlag Kettler nel maggio 2025, con il design di Hannah Feldmeier e la collaborazione di Alexa Becker.

  • Organizzato da: IIC Belgrado