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Mostra “Homo interior” | 31 ottobre – 30 novembre 2018

In occasione della I edizione della rassegna “Giornate del Contemporaneo – Italian Contemporary Art” l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado ha presentato la mostra “Homo Interior”, curata da Ksenija Samardžija, che raccoglie le opere di Radenko Milak (Bosnia ed Erzegovina), Nicola Samorì (Italia) e Dragan Zdravković (Serbia), artisti che hanno tutti esposto alla Biennale di Venezia. La mostra ha avuto luogo dal 31 ottobre al 30 novembre 2018 presso l’IIC Belgrado.

La rassegna “Giornate del Contemporaneo – Italian Contemporary Art”, organizzata quest’anno per la prima volta, in concomitanza con la Giornata del Contemporaneo realizzata in Italia dal 2005 da AMACI e MIBACT, mira a promuovere all’estero il patrimonio artistico italiano contemporaneo nei suoi diversi linguaggi.

La mostra “Homo Interior” accomuna tre artisti, tre diverse riflessioni visuali, in un unico allestimento. Le opere di Samorì, Milak e Zdravković, artisti provenienti da ambienti diversi ma determinati dalla tradizione e geograficamente vicini, sono collegate tra di loro attraverso la comprensione intuitiva della lingua pittorica classica. La mostra all’Istituto italiano di cultura di Belgrado porta un titolo in latino che non necessita di traduzione, essendo il latino considerato allo stesso tempo lingua morta e lingua universale.

Nicola Samorì nei suoi quadri e nelle sue sculture parte dall’eredità pittorica italiana. Il processo inizia con la costruzione, la creazione della personalità, la quale con ulteriori interventi porta alla destabilizzazione. Radenko Milak, nelle sue testimonianze e cronologie, mantiene la prospettiva monocromatica degli eventi. Con le opere bianco-nere archivia eventi ed episodi. Da posizioni di contemplazione diverse dall’introverso all’estroverso, nello spazio tra Milak e Samorì si trova la tematica di Dragan Zdravković. Dopo le mostre Stato di ibernazione (Museo di Arte Contemporanea) e Enclavia (Biennale di Venezia, 2017), Zdravković continua a costruire le sensazioni spaziali nella pura maniera pittorica e questa volta introduce il trittico, come narrazione dell’altare a cui affianca ambienti mistici. Pur senza le persone, gli spazi non sembrano abbandonati. Danno l’impressione dell’abitato temporaneo – luogo dell’interrogativo, della soluzione, luogo in cui si cercano risposte, in cui si soggiorna e a volte si cerca rifugio.

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